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Brasile : quando il diritto incontra la politica

Brasile : quando il diritto incontra la politica

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29/10/2026

Brasile, la vittoria di Lula e le contestazioni di Bolsonaro: quando il diritto incontra la politica

L'analisi giuridica delle elezioni presidenziali brasiliane del 2026, delle contestazioni sulla regolarità del voto e delle differenze con il sistema elettorale italiano.

27 ottobre 2026 | Diritto costituzionale, diritto elettorale e attualità internazionale

Il 25 ottobre 2026 il Brasile ha scelto il proprio Presidente della Repubblica. Al termine di una campagna elettorale particolarmente polarizzata, Luiz Inácio Lula da Silva ha ottenuto la riconferma alla guida del Paese, superando al ballottaggio il senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro.

Secondo i risultati comunicati dal Tribunal Superior Eleitoral (TSE), Lula ha conquistato il 51,79% dei voti validi, contro il 48,21% del suo avversario, con un vantaggio di oltre 4,4 milioni di voti.

La proclamazione del risultato non ha tuttavia esaurito il confronto politico.

Il candidato sconfitto e i suoi sostenitori hanno sollevato contestazioni sulla regolarità di alcune decisioni assunte dalle autorità giudiziarie durante le operazioni di voto, alimentando una discussione che coinvolge principi fondamentali dello Stato di diritto: la legalità delle procedure elettorali, l'imparzialità del giudice, la parità tra candidati e la tutela della volontà popolare.

Il punto centrale, dal punto di vista giuridico, è comprendere se le irregolarità denunciate siano effettivamente idonee a incidere sulla validità delle elezioni.

 Che cosa contestano i sostenitori di Bolsonaro?

La principale controversia riguarda il prolungamento delle operazioni di voto disposto il giorno del ballottaggio.

Il 25 ottobre, il giudice del Supremo Tribunal Federal (STF) Cristiano Zanin ha adottato una decisione che ha consentito la prosecuzione della votazione fino alle ore 19, rispetto all'ordinario termine delle ore 17, nelle sezioni in cui le operazioni non erano ancora concluse.

La misura è intervenuta in un contesto caratterizzato da difficoltà nei trasporti pubblici e condizioni meteorologiche avverse in alcune aree del Paese.

La decisione ha suscitato le critiche del fronte bolsonarista sotto tre profili.

Il primo riguarda il principio di legalità elettorale. Secondo i contestatori, una modifica così significativa delle modalità temporali di votazione avrebbe richiesto una base normativa chiara e un'applicazione uniforme, anziché un intervento giudiziario d'urgenza adottato durante lo svolgimento delle elezioni.

Il secondo riguarda la parità di trattamento degli elettori. Poiché alcune sezioni avevano già concluso le operazioni, mentre altre potevano proseguire, è stata contestata la possibilità che la decisione producesse effetti territorialmente disomogenei.

Il terzo riguarda l'imparzialità della giurisdizione. I sostenitori di Bolsonaro hanno richiamato i precedenti rapporti professionali del giudice Cristiano Zanin con Lula, sostenendo che tale circostanza avrebbe potuto compromettere la percezione di neutralità della decisione.

Quest'ultimo rilievo richiede una distinzione fondamentale: la precedente attività professionale di un magistrato non determina automaticamente la sua incompatibilità a decidere. Un'eventuale contestazione deve essere ricondotta alle specifiche cause di impedimento o ricusazione previste dall'ordinamento applicabile.

Inizialmente Flávio Bolsonaro ha prospettato la richiesta di annullamento del risultato elettorale. Secondo le notizie del 27 ottobre, avrebbe successivamente abbandonato tale iniziativa, orientandosi verso una contestazione relativa al presunto abuso del potere politico da parte di Lula durante la campagna elettorale.

Quest'ultima accusa riguarda, in particolare, l'annuncio di un aumento di benefici sociali in prossimità del voto.

Si tratta, tuttavia, di contestazioni politiche e giuridiche da dimostrare nelle sedi competenti, non di irregolarità già accertate.

E  Come si difendono Lula e le istituzioni elettorali?

La posizione favorevole alla regolarità delle elezioni si fonda principalmente sulla tutela effettiva del diritto di voto.

La decisione di prolungare le operazioni è stata giustificata dall'esigenza di evitare che difficoltà materiali, legate ai trasporti e alle condizioni meteorologiche, impedissero ad alcuni cittadini di esercitare il proprio diritto elettorale.

La questione giuridica è quindi quella del bilanciamento tra due esigenze costituzionali: rispettare rigorosamente le procedure prestabilite e garantire la partecipazione degli elettori.

Il TSE ha precisato che la prosecuzione del voto riguardava esclusivamente le sezioni ancora aperte alle ore 17 e che non era prevista la riapertura di quelle già chiuse.

Lo stesso presidente del TSE, Kassio Nunes Marques, ha riconosciuto pubblicamente le difficoltà operative determinate dalla decisione, sottolineando l'assenza di una disciplina espressa per una proroga di questo genere e la necessità di migliorare le procedure future.

Questo elemento è particolarmente significativo: anche l'autorità incaricata di amministrare le elezioni ha riconosciuto che la gestione dell'emergenza poneva problemi giuridici e organizzativi.

La difesa della validità del risultato trova inoltre sostegno nella dimensione numerica della controversia.

Secondo un'analisi dei dati elettorali pubblicata da UOL, i voti ulteriormente espressi grazie al prolungamento, oltre quelli riconducibili agli elettori già in fila, sarebbero stati circa 4.068, a fronte di un margine complessivo di oltre 4,4 milioni di voti tra i candidati.

Questo dato non elimina automaticamente ogni possibile vizio procedurale, ma rende estremamente difficile sostenere che il prolungamento abbia modificato l'identità del vincitore.

Quanto alla contestazione sull'utilizzo dei benefici sociali, occorre distinguere tra l'esercizio legittimo dell'attività di governo e l'impiego delle risorse pubbliche per alterare la competizione elettorale.

La circostanza che una misura sia favorevole agli elettori non basta, da sola, a renderla illecita. Occorre verificare la natura del provvedimento, la sua tempistica, il quadro normativo e l'eventuale finalità elettorale vietata.

Cosa prevede la legge brasiliana?

Il Brasile è una Repubblica presidenziale nella quale il Presidente viene eletto direttamente dai cittadini, con un eventuale secondo turno tra i due candidati più votati.

Il sistema trova fondamento nella Costituzione federale del 1988 e nella legislazione elettorale, tra cui la Lei n. 9.504/1997.

Una caratteristica distintiva dell'ordinamento brasiliano è l'esistenza di una giustizia elettorale specializzata, articolata in organi territoriali e culminante nel Tribunal Superior Eleitoral.

Il TSE svolge funzioni essenziali di organizzazione, vigilanza e controllo delle elezioni, oltre a esercitare competenze giurisdizionali sulle controversie elettorali.

Il sistema prevede strumenti di tutela contro gli illeciti della campagna e contro gli abusi idonei a compromettere la legittimità del mandato.

Tra questi assumono particolare rilievo:

  • Le azioni per abuso del potere politico o economico, disciplinate anche dalla Lei Complementar n. 64/1990.
  • Le contestazioni relative alle condotte vietate agli agenti pubblici durante le campagne elettorali, previste dall'art. 73 della Lei n. 9.504/1997.
  • Gli strumenti di impugnazione della legittimità del mandato elettorale, nei presupposti e nei termini stabiliti dalla Costituzione e dalla legislazione brasiliana.

Il principio fondamentale è che non ogni irregolarità comporta l'annullamento delle elezioni.

Occorre individuare la disposizione violata, il rimedio processuale applicabile e i presupposti richiesti per ottenere la sanzione invocata.

Nel caso brasiliano, la differenza tra contestare una decisione organizzativa e dimostrare un abuso del potere politico è particolarmente importante: si tratta di fattispecie diverse, che richiedono allegazioni e prove differenti.

Brasile e Italia: due modelli costituzionali a confronto

Il confronto con l'ordinamento italiano evidenzia differenze strutturali.

In Brasile il Presidente della Repubblica è eletto direttamente dal corpo elettorale. In Italia, invece, il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune, integrato dai delegati regionali, secondo l'art. 83 della Costituzione.

Non sarebbe quindi corretto paragonare direttamente il ballottaggio presidenziale brasiliano all'elezione del Presidente italiano.

Il raffronto più utile riguarda le garanzie applicabili alle elezioni politiche e alle controversie sulla loro regolarità.

In Italia le operazioni elettorali sono disciplinate da disposizioni legislative predeterminate, tra cui il D.P.R. n. 361/1957 per la Camera dei deputati.

Anche il nostro ordinamento attribuisce rilievo alla regolarità delle operazioni di voto, alla verbalizzazione delle contestazioni e alla verifica dei risultati.

Tuttavia, per le elezioni parlamentari nazionali, l'art. 66 della Costituzione attribuisce a ciascuna Camera il giudizio sui titoli di ammissione dei propri componenti.

Si tratta di una differenza particolarmente significativa rispetto al modello brasiliano, caratterizzato da una giurisdizione elettorale specializzata.

Profilo

Brasile

Italia

Forma di governo

Repubblica presidenziale

Repubblica parlamentare

Elezione del Presidente

Diretta, con eventuale ballottaggio

Indiretta, tramite Parlamento e delegati regionali

Controllo elettorale

Giustizia elettorale specializzata, con ruolo centrale del TSE

Sistema differenziato; per le elezioni parlamentari opera l'art. 66 Cost.

Abusi nella campagna

Specifiche azioni per abuso del potere politico ed economico

Divieti, controlli e sanzioni previsti dalla normativa elettorale e dalle altre leggi applicabili

Contestazioni sul voto

Rimedi giurisdizionali e procedure elettorali speciali

Rimedi e organi diversi secondo il tipo di elezione

Esiste però un principio comune ai due ordinamenti: le operazioni elettorali non possono essere sottratte al rispetto della legge, ma la tutela della legalità deve essere coordinata con quella della volontà degli elettori.

Anche in Italia un'eventuale irregolarità deve essere valutata in relazione alla norma violata e alle conseguenze che l'ordinamento ricollega a tale violazione.

Non è possibile affermare, in termini generali, che qualunque errore procedurale determini automaticamente l'invalidità dell'intera consultazione.

 

Analisi critica: il giudice può modificare le regole mentre si vota?

La vicenda brasiliana pone una questione che supera il confronto tra Lula e Bolsonaro.

Il diritto elettorale ha una caratteristica peculiare: le sue regole devono essere conosciute in anticipo, applicate in modo prevedibile e percepite come imparziali.

La certezza delle procedure è una condizione della fiducia democratica.

Per questa ragione, un intervento giudiziario adottato mentre le elezioni sono in corso richiede una motivazione particolarmente rigorosa.

Nel caso brasiliano, l'obiettivo di garantire il diritto di voto a cittadini ostacolati da circostanze eccezionali rappresenta un interesse costituzionalmente rilevante.

Tuttavia, non può essere ignorato il problema dell'assenza di una disciplina sufficientemente chiara per un prolungamento delle operazioni elettorali deciso in tempo reale.

La circostanza che alcune sezioni fossero già chiuse rende ancora più importante interrogarsi sull'uniformità della misura.

Da questo punto di vista, le critiche alla prevedibilità e alla gestione della decisione meritano un esame giuridico serio, indipendentemente dall'appartenenza politica di chi le formula.

Ciò non significa, però, che tali criticità dimostrino una manipolazione del risultato.

Il diritto impone di distinguere almeno tre livelli: la legittimità della decisione, la sua concreta applicazione e le eventuali conseguenze sulla validità delle elezioni.

Un provvedimento può essere controverso sotto il primo profilo senza che sia dimostrata un'alterazione dell'esito elettorale.

Al tempo stesso, il margine numerico tra i candidati non rende irrilevante qualsiasi violazione: esistono regole poste a tutela di principi costituzionali che conservano valore anche quando il risultato appare matematicamente consolidato.

La corretta soluzione giuridica non consiste quindi né nell'annullare automaticamente il voto in presenza di una contestazione, né nel considerare superfluo ogni controllo perché il vincitore dispone di un vantaggio consistente.

Occorre verificare i fatti, applicare le disposizioni pertinenti e motivare le decisioni secondo criteri verificabili.

 

La judicializzazione della politica e il rischio per la democrazia

Il caso brasiliano dimostra quanto il rapporto tra giurisdizione e politica sia diventato centrale nelle democrazie contemporanee.

Secondo il bilancio del TSE, le elezioni del 2026 hanno prodotto 2.265 procedimenti sottoposti alla giustizia elettorale, tra cui centinaia di controversie sulla propaganda e richieste di diritto di risposta.

Il fenomeno viene spesso definito judicializzazione della politica: conflitti che tradizionalmente appartenevano al confronto politico vengono progressivamente trasferiti nelle aule giudiziarie.

Questo processo presenta due aspetti.

Da una parte, l'intervento della giurisdizione è indispensabile per contrastare abusi, garantire i diritti dei candidati e tutelare gli elettori.

Dall'altra, una crescente centralità del giudice può alimentare il sospetto che il risultato politico dipenda dalle decisioni dei tribunali anziché esclusivamente dal voto.

Il rischio è duplice: delegittimare la magistratura attraverso accuse non dimostrate oppure attribuire alle decisioni giudiziarie una sorta di immunità dalla critica.

Entrambe le impostazioni sono incompatibili con una concezione equilibrata dello Stato di diritto.

Le decisioni giudiziarie devono essere rispettate, ma possono essere contestate attraverso gli strumenti processuali previsti dalla legge. Allo stesso tempo, chi denuncia una frode elettorale deve offrire elementi concreti e verificabili.

Le elezioni brasiliane del 2026 rappresentano un caso di studio significativo per il diritto costituzionale ed elettorale.

La vittoria di Lula è stata ufficialmente riconosciuta dall'autorità elettorale competente. Le contestazioni avanzate dal fronte bolsonarista hanno posto questioni giuridiche meritevoli di approfondimento, ma non costituiscono, di per sé, prova di una manipolazione del risultato.

La decisione di prolungare le operazioni di voto evidenzia la difficoltà di conciliare certezza delle procedure e tutela effettiva della partecipazione democratica.

Il confronto con l'Italia dimostra che ordinamenti differenti possono affidare a istituzioni diverse il controllo della regolarità elettorale, pur condividendo la necessità di garantire legalità, imparzialità e certezza del diritto.

La vera questione non è stabilire se il diritto debba intervenire nella politica, ma individuare i limiti entro i quali tale intervento può tutelare la democrazia senza sostituirsi alla volontà popolare.

Una democrazia solida non teme le contestazioni giuridiche fondate. Pretende, però, che siano sostenute da prove, esaminate da organi competenti e risolte secondo regole conoscibili e applicate imparzialmente.

Studio Legale MelchiondaSeverino – Work To Be Different

 

Riferimenti normativi essenziali

  • Costituzione federale brasiliana del 1988, in particolare artt. 14 e 121.
  • Lei n. 9.504/1997, in particolare artt. 2 e 73.
  • Lei Complementar n. 64/1990, in particolare art. 22.
  • Costituzione italiana, artt. 48, 66 e 83.
  • D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361.

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